Ballata per una Primavera vecchia di nove secoli

Ben pochi canti popolari profani dell’alto medioevo (diciamo fino all’anno 1000 circa) sono giunti a noi. Non perché non ce ne fossero, intendiamoci, ma perché da un lato vennero sistematicamente cancellati dalla Chiesa – la loro esistenza e il loro radicamento sono infatti innanzitutto testimoniati dall’accanimento con cui venivano perseguitati – dall’altro perché, come scrive Massimo Mila nella sua Breve storia della musica (Einaudi, 1963), «a nessuno doveva passare per la testa, allora, che i semplici canti del volgo fossero prodotti artistici degni d’esser scritti e conservati».
Canti popolari profani che venivano diffusi da saltimbanchi nei loro pellegrinaggi tra piazze e castelli mischiando poesie e balli, temi amorosi ed eventi di cronaca, scherzi e racconti moraleggianti.
 
E’ da questo clima culturale che intorno alla metà dell’XI secolo si venne sviluppando in Occitania (grosso modo in Francia meridionale) il canto profano in lingua d’oc dei trovatori (trobadors).
Balli popolari ma pure liriche colte nei canti dei trovatori. Ma soprattutto, grazie anche all’abbandono del latino e all’innovativo utilizzo delle lingue nazionali, una semplicità e una vivacità («l’energia delle parole dette per la prima volta», per dirla con Massimo Mila) che fanno da contraltare alla freddezza e alla severità (e alla retorica) del contemporaneo canto gregoriano in latino.
«Una sensibilità nuova è naturalmente il motore segreto di questa rinnovazione della lingua poetica e dei mezzi musicali: una sensibilità che evade dall’astratta universalità medievale e scende di cielo in terra, apre gli occhi sulle bellezze della natura, ammira la grazia della donna, gusta le gioie dell’amore, gli incanti della primavera».
 

A l’entrada del temps clar è una ballata trovadorica anonima del XII o del XIII secolo in cui si canta e si balla il sopraggiungere della primavera (dei “giorni chiari”). La primavera è allegoricamente raffigurata da una regina che, allontanando un decrepito re geloso e risentito (l’inverno), invita i giovani a ballare nella danza rinnovatrice della vita.
 
Buona primavera a tutti.
 

 
A l’entrada del temps clar, eya
Per jòia recomençar, eya
E per jelós irritar, eya
Vòl la regina mostrar
Qu’el’es si amorosa
A la vi’, a la via, jelós,
Laissatz nos, laissatz nos
Balar entre nos,
entre nos.
 
El’ a fait pertot mandar, eya
Non sia jusqu’à la mar, eya
Piucela ni bachalar, eya
Que tuit non vengan dançar
En la dansa joiosa.
A la vi’, a la via, jelós,
Laissatz nos, laissatz nos
Balar entre nos,
entre nos.
 
Lo reis i ven d’autra part, eya
Per la dança destorbar, eya
Que el es en cremetar, eya
Que òm no li vòlh emblar
La regin’ aurilhosa.
A la vi’, a la via, jelós,
Laissatz nos, laissatz nos
Balar entre nos,
entre nos.
 
Mais per nïent lo vòl far, eya
Qu’ela n’a sonh de vielhart, eya
Mais d’un leugièr bachalar, eya
Qui ben sapcha solaçar
La dòmna saborosa.
A la vi’, a la via, jelós,
Laissatz nos, laissatz nos
Balar entre nos,
entre nos.
 
Qui donc la vezés dançar, eya
E son gent còrs deportar, eya
Ben pògra dir de vertat, eya
Qu’el mont non aja sa par
La regina joiosa.
A la vi’, a la via, jelós,
Laissatz nos, laissatz nos
Balar entre nos,
entre nos.
Al sopraggiungere dei giorni chiari, eya
Per rinnovare la gioia, eya
E far arrabbiare i gelosi, eya
La regina vuole mostrare
che lei è così amorosa.
Andate via, andate via, gelosi,
lasciateci, lasciateci,
ballare tra di noi,
tra di noi.
 
Ha fatto mandare messaggi ovunque, eya
Che fino al mare, eya
Non ci sia ragazzo o ragazza, eya
Che non venga a ballare
la danza gioiosa
Andate via, andate via, gelosi,
lasciateci, lasciateci,
ballare tra di noi,
tra di noi.
 
Il re viene, eya
Per disturbare la danza, eya
Perché è preoccupato, eya
Che qualcuno gli voglia rubare
la primaverile regina.
Andate via, andate via, gelosi,
lasciateci, lasciateci,
ballare tra di noi,
tra di noi.
 
Ma lei non glielo permetterà, eya
Perché lei non ha bisogno d’un vecchio, eya
Ma di un grazioso giovane, eya
Che sappia ben intrattenere
la donna squisita.
Andate via, andate via, gelosi,
lasciateci, lasciateci,
ballare tra di noi,
tra di noi
 
Chi la vedrà danzare, eya
E muovere i suoi armoniosi fianchi, eya
Potrà ben dire in verità, eya
Che il mondo non ha niente di paragonabile
alla regina gioiosa.
Andate via, andate via, gelosi,
lasciateci, lasciateci,
ballare tra di noi,
tra di noi
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Pubblicato il marzo 22, 2008 su attualità, musica, primavera. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 8 commenti.

  1. impossibile tenere fermi i piedi mentre la si ascolta!!!
    bellissima!!!
    Buona Primavera anche a te!:-)

  2. Fantasia972,
    il decrepito re si deve essere particolarmente risentito di tutto questo irrefrenabile muovere i piedi, e oggi qui ha rimandato freddo e neve… 😦
    Ciao!

  3. Primaticcio, buona primavera anche a te!
    E visto che ci sono aggiungerei pure una buona settimana e, mi voglio rovinare, pure un buon fine settimana!!!

    Ciao!

    P.S.: il video di Branduardi lo vedrò domani con una linea adsl “normale” e non con una lentissima lumachina! 😦

  4. Emmegi,
    per i possessori “lentissime lumachine”, tra i miei “Media” c’è sempre una versione audio di “A l’entrada del temps clar” (questa è pure suonata con strumenti dell’epoca).
    Buona primavera e buona settimana! Sul buon fine settimana non so, dipende dall’esito di una certa partita sabato sera… ;-p!
    Ciao!

  5. Primaticcio, che meraviglia!!!
    La versione audio sarà affascinante per l’originalità degli strumenti dell’epoca, ma questa di Branduardi è meravigliosamente coinvolgente, ha ragione fantasia972!

    Sm… ehm, Ciao!

  6. Emmegi,
    devo ammettere anch’io che, nonostante la mia generale avversione per le versioni “aggiornate” di brani antichi (vero, VN? ;-p!), questa di Branduardi non è affatto male!

    Ciao e buona settimana (linea telefonica permettendo, eh!)

  7. Mi sento in dovere di ringraziarti, cercavo proprio una traduzione!
    E comunque mi associo, è un pezzo bellissimo in qualsiasi esecuzione.

  8. Beh, vista la mia scarsa dimestichezza con la lingua occitana, la “mia” traduzione è in realtà traduzione delle versioni inglesi che si trovano in rete, con qualche adattamento che secondo me rendeva l’idea.
    E poi sono io che ringrazio chi passa di qui a dare un’occhiata!

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